Diario da Buenos Aires III

C’è anche un’ltra storia che le strade dell’Argentina raccontano, bisogna avere buona memoria oppure guardare in basso di tanto in tanto mentre si cammina nel centro di Buenos Aires. Ogni tanto a qualche incrocio, o aspettando ad un semaforo si possono vedere sul marciapiede delle placche con un’incisione che porta un testo del tipo:

“qui è stato sequestrato (nome e cognome),
poi detenuto e fatto sparire dal terrorismo di Stato.
Data del sequestro e firma:
I quartieri dell città per la MEMORIA e la GIUSTIZIA”

Ricordano le 30.000 vittime della dittatura militare, una delle più feroci del XX secolo, che il paese ha vissuto dal 1976 al 1983.
“Desaparecidos” credo che sia, per la mia generazione, una delle prime parole in spagnolo che abbiamo imparato. Ma ai tempi delle scuole medie, dai telegiornali non capivamo esattamente cosa volesse dire, al di là del suo significato letterale.  

Voleva dire che nel marzo del 1976, di fronte al crescente terrorismo di estrema sinistra che, come da noi, era attivo anche in Argentina, una Giunta Militare prese il potere con un colpo di stato e mise in atto un meccanismo di morte, nascosto sotto il nome istituzionale di Proceso de Reorganización Nacional, che significherà il sequestro, la detenzione, la tortura e l’uccisione di migliaia di giovani sospettati, anche per il solo fatto di frequentare l’università, di fare parte di organizzazioni sovversive. Aerei dell’esercito si alzavano in volo di notte e gettavano i cadaveri di questi ragazzi e ragazze nel Rio de La Plata e le loro famiglie non ne hanno saputo più niente. E proprio qui davanti alle acque del Rio de la Plata oggi esiste il Parco della Memoria che dal 1998 tiene vivo il ricordo di questo orrore.

Dentro il parco in questo periodo c’è una mostra sui Mondiali del 78 ospitati e vinti dall’Argentina proprio nel periodo della dittatura. Si chiama Mundial 78, entre la Fiesta y el Horror, e racconta la raccapricciante strategia di un governo che usò il calcio e il suo potere stupefacente (nel senso proprio di droga della collettività) per coprire la violazione dei diritti umani in corso e per offrire al mondo l’immagine di una Argentina felice.
Su tutti i dettagli agghiaccianti, uno mi ha colpito in particolare. Il giorno in cui i giocatori della nazionale Argentina alzava al cielo la Coppa del Mondo, i detentori portarono molti detenuti politici (quelli ancora vivi) in giro per le città per far vedere loro che il popolo argentino stava festeggiando con gioia nelle strade e non si curava di loro.

 

  

 

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