Diario da Buenos Aires I

Usi e costumi

Quando vivevo in Gran Bretagna, fui chiamato, tramite la Essex University, dove insegnavo Lingua e Letteratura Italiana, da una azienda di Londra per svolgere un lavoro abbastanza curioso che fino a lì non sapevo nemmeno esistesse. Si trattava di offrire delle consulenze a famiglie di dirigenti aziendali che stavano per essere trasferiti in Italia per lavoro insieme alle loro famiglie. La cosa singolare è che non erano consulenze su temi economici o linguistici, bensì sulle usanze, le abitudini e le caratteristiche nazionali nella vita di tutti i giorni. Continua a leggere

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Criticare o capire

Aeroporto di Fiumicino un sabato di mezza estate, pomeriggio. Punto ristoro self service in attesa del volo che mi porterà dall’altra parte del mondo.
Con la vista su un anonimo piazzale aeroportuale consumo il tempo che mi separa dall’imbarco mangiando una pietanza senza personalità, mentre davanti ai miei occhi si svolge la seguente scena: un signore sulla cinquantina, solo, come me, si siede al tavolo di fronte con il suo vassoio. Lo posa, prende i piatti sistemandoli davanti a sé e si versa metà bicchiere di Coca Cola dalla bottiglietta. Si capisce che ha fame dalla cura, appena colorata da una lieve impazienza, con cui compie quei gesti preparatori.
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Dire tanto con poco

I testi di Homero Manzi

Il problema principale della comunicazione è che spesso si dice troppo. Tutti dicono tutto, tutti esprimono, tutti raccontano, descrivono, commentano, esternano, copia-incollano, “likeano”. In un momento storico in cui i mezzi di comunicazione aumentano giorno dopo giorno in modo esponenziale, tutti abbiamo sempre la parola, tutti abbiamo il microfono aperto, costantemente.
Non dico che questa estrema democratizzazione della comunicazione pubblica sia necessariamente un male. Sarebbe una contraddizione palese da parte mia asserirlo, io che ho aperto questo blog per dire delle cose. Rifletto solo sul fatto che, così come una camicia, al centesimo lavaggio, mostra segni di consunzione sul colletto, anche le parole, più vengono usate e più si consumano.
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“Qual è la tua orchestra preferita?”

Penso che sarà successo a molti dei miei colleghi maestri di Tango, o anche a ballerini e frequentatori di milonghe, di non saper rispondere alla domanda: “qual è la tua orchestra preferita”? Non si sa rispondere semplicemente perché dipende dal momento. Almeno, per me, funziona così e mi sembra abbastanza normale. È un po’ come se ti chiedessero qual è il tuo indumento preferito. Se te lo chiedono a dicembre, la risposta sarà sicuramente diversa da quella che uno darebbe a luglio.
Con le orchestre di Tango è un po’ lo stesso. Si va a periodi. Continua a leggere

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Il Tango oltre il Tango

In molti anni di insegnamento del Tango argentino, prima a Londra in pianta stabile fino al 2012 e poi in seguito in Italia, ma nel frattempo anche in vari paesi europei e asiatici incluso l’Indonesia e l’India, ho visto molti allievi che, provenienti da diverse culture e con diverse caratteristiche, talenti, predisposizioni e difficoltà, sono passati attraverso la salida basica, gli ochos, i vari giri e tutti gli altri elementi del vocabolario di questa danza, per diventare parte integrante del mondo del tango. E tutt’oggi, ad ogni nuovo trimestre assisto all’arrivo di nuove facce, gambe e corpi che arrivano per cominciare la loro avventura, attratti da questa parola di cinque lettere densa di risonanze, di fascino e di mistero.
Già, ma attratti da cosa esattamente? Che cosa cerca la gente, consapevolmente o meno, nel Tango? O meglio, cosa c’è nel Tango, a parte il ballo, che fa bene alle persone che vi si appassionano? Continua a leggere

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Juan D’Arienzo.

La rivoluzione restauratrice

Le cose non sono mai solo ciò che sono. Semplicemente perché non sono, ma appaiono. O meglio, saranno anche, ma, per noi, “sono” solo nella misura in cui ci appaiono. Quindi possiamo solo conoscere come si manifestano a noi e mai ci è dato di sapere come le percepisce un’altra persona. Non solo, ma addirittura una stessa cosa ci si mostra a volte molto diversa (e quindi, per noi, è molto diversa) se la percepiamo in momenti differenti della nostra vita. Senza dover andare a ripassare Kant, Sartre o Pirandello, il che – detto per inciso – non farebbe affatto male a nessuno, portiamo il discorso su un piano più quotidiano. Continua a leggere

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Il coraggio di non significare

La bellezza del gesto astratto

Uscendo dal Teatro Studio Melato di Milano, in una sera finalmente primaverile, ho deciso che sarebbe valsa la pena riflettere su ciò che ho visto. E cercando le parole per cominciare questo articolo, la prima riflessione che mi viene spontaneo fare è che non so cosa ho visto. Nel senso che non so come chiamare quella cosa che mi ha tenuto lì dentro per quasi un’ora e mezza. Convenzionalmente si parlerebbe di uno spettacolo teatrale. Continua a leggere

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D’Arienzo e Troilo: dal giorno alla notte.

La difficoltà di irretire il tango in una qualche definizione esatta, di tracciarne un’identità che ne evidenzi con chiarezza i contorni e i confini è insita nella sua natura di genere poliedrico, sorto da un crogiolo di culture e influenze anche molto distanti fra loro (ritmi africani, melodie italiane, canti popolari dell’est europa, strumenti tedeschi ecc) che hanno avuto in comune solo il fatto di trovarsi a passare, ad un tempo dato, per il porto di Buenos Aires.
Il tango è un fenomeno tanto affascinante quanto sfuggente e sfaccettato. Prova ne è che i due stili interpretativi proposti in questo articolo, quello di D’Arienzo e quello di Troilo, pur nella loro diversità per certi versi antitetica, possono coabitare a buon diritto dentro il grande e accogliente tempio del tango argentino.
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La prima volta in cui fui invitato a scrivere sul Tango

Qualche anno fa, quando vivevo a Londra, ho avuto l’onore di conoscere Edna O’Brien, la grande scrittrice irlandese autrice di molti romanzi di successo, tra i quali il famoso e scandaloso The Country Girls (in italiano Ragazze di campagna) con cui, negli anni ’60, scosse il puritanesimo della sua cattolicissima Irlanda.
Mi è anche successo, tramite una comune amica, di ballare un tango per lei nel giorno del suo ottantesimo compleanno e di vederla emozionata e commossa per quel regalo inaspettato.
Dopo quel giorno mi chiese di scrivere qualcosa per lei, Continua a leggere

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Gli assoli di Troilo. I 9 secondi più belli della storia del tango

Perché ci affascina l’arte? E perché l’uomo, unico tra i mammiferi, ha inventato questa forma strana di attività “inutile” che lo distrae dagli scopi utilitaristici legati alla lotta per la sopravvivenza e per il miglioramento delle sue condizioni pratiche di vita? Sono state date milioni di risposte a questa annosa domanda fin da quando il nostro antenato preistorico, fra una battuta di caccia e l’altra, ha sentito il misterioso bisogno di raffigurare scene di vita sulle pareti delle sue caverne.
Una di queste può essere la seguente:  Continua a leggere

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